Verbicaresi a tavola: feste religiose

 

 

Verbicaro - La Settimana Santa

   

La Domenica delle Palme, con la benedizione dei ramoscelli di olivo, sulla scalinata della Chiesa di San Giuseppe, da l’input a quello che è il clou delle manifestazioni religiose. La costruzione dei sepolcri nelle principali chiese del paese e l’esposizione delle statue che ricordano i principali avvenimenti della Passione nella Chiesa di San Giuseppe, creano un clima  già di per se suggestivo.

Il giovedì Santo, nel tardo pomeriggio, viene rievocata l’ultima Cena, con gli apostoli che si stringono intorno all’altare nel giorno in cui la Chiesa universale ricorda l’istituzione dell’Eucaristia.

Al termine della celebrazione, nella sacrestia della chiesa avviene il sorteggio per designare colui che nella processione dei misteri impersonerà la parte del Cristo. Un tempo non lontano tale ruolo, così come la scelta di coloro che avrebbero portato le statue in processione, veniva battuto all’asta, "l’incanto", pratica proibita alla fine degli anni settanta da una direttiva del Vescovo diocesano.  Inizia a questo punto la lunga notte della Passione. Intorno alla mezzanotte il palcoscenico è appannaggio dei flagellanti, “i battenti”, persone vestite di rosso che indossano un semplice pantaloncino corto, una maglietta e un fazzoletto intorno al capo. Essi si procurano delle ferite sulla parte anteriore delle cosce mediante un tappo di sughero, “il cardiddo“, sul quale, grazie a uno strato di cera, sono infissi dei pezzi di vetro. Pieni di ferite e di sangue, a voler imitare quelle che sono state le sofferenze di Gesù, i battenti percorrono le vie del paese, rilasciando sui muri i segni delle mani insanguinate. Quella dei flagellanti è una storia che si perde nei secoli. Da molte parti condannato come un rito barbaro e cruento, non più al passo con i tempi moderni (lo stesso Vescovo nella lettera pastorale già citata, li metteva al bando), quello dei battenti rimane però un argomento sempre al centro del dibattito che vede da una parte i fautori dell’abolizione di tale pratica, dall’altra vede invece schierati coloro che nella flagellazione leggono il segno profondo di manifestazione della devozione popolare.

Alle tre e mezza del mattino del venerdì Santo, quando l’alba è ancora lontana, dalla Chiesa di San Giuseppe prende il via la processione dei misteri. Le statue, i personaggi, i cosiddetti “Giudei” (incappucciati vestiti con un camice bianco), il Cristo che a piedi nudi avanza con passo insicuro e stanco, al suono del tamburo e della troccola, della trombetta, intervallato dai canti funerei delle donne che seguono il corteo, e dalle musiche piene di tristezza della banda musicale. Le donne, spesso scalze, portano sul capo le menzarule e i rimajjetti; e tutti  i fedeli che con partecipazione profonda e composta seguono con le candele accese. E ad ogni angolo ecco le recite degli angioletti che con una cadenza strana narrano le vicende della condanna, della passione e morte di Gesù. E’ già giorno fatto quando il corteo ritorna nuovamente al punto di partenza, accolto sulla scalinata della chiesa dalle recite degli angioletti e dalla più sentita  predica del padre predicatore che in pochi minuti di solenne meditazione pone fine alla lunga notte di preghiera.

Il pomeriggio è dedicato alla visita ai sepolcri e all’adorazione della Croce (a missa strazzata). Ma è la sera, all’imbrunire, che si svolge la processione forse più suggestiva. La vergine Addolorata viene portata in corteo verso il luogo dove si celebrerà la predica di Passione,  con  meditazioni, preghiere e canti.

Il sabato Santo, come in tutte le chiese del mondo, si celebra la messa di Resurrezione. Fuori della chiesa viene benedetto il fuoco, acceso con la pietra focaia. Sull’altare maggiore viene issato un grande telo con su raffigurato il Cristo che porta la croce, telo che all’intonazione del Gloria verrà fatto cadere per dar spazio alla statua del Cristo Risorto.

Termina così il lungo periodo quaresimale vissuto con profonda emozione e partecipazione da tutto il popolo, indistintamente. Segni di una devozione che spesso cade nella contraddizione di un paganesimo o di un foclorismo che ha fatto spesso discutere. Ma è anche, anzitutto, una devozione che racchiude in se il vero spirito di questo popolo che una volta in più si stringe intorno alla propria storia cristiana, alle proprie tradizioni, per manifestare al mondo, e ancor prima a Dio, l’aspetto  più sano della propria fede.

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