Orgogliosi del paese che non c'è

     Quando un cittadino, di un paese qualsiasi, piccolo o grande che sia, si cimenta nella stesura di un'opera dedicata alla storia del luogo, va sempre alla ricerca di un qualcosa che possa renderne le origini più importanti di quel che sono nella realtà. Se avete avuto modo di leggere una storia del genere, sicuramente, quando avrete modo di verificare di  persona ciò che avete letto, potrete costatare che la realtà quasi mai corrisponde correttamente al testo scritto. Questo è accaduto anche quando qualcuno si è cimentato nello studio di quella che possiamo definire come la storia di Verbicaro e del popolo verbicarese. Natali che si perdono nella notte dei tempi, un semplicissimo arco in pietra ricoperto di un'importanza spropositata, eventi quasi sempre attribuiti a "la tradizione vuole che", e così via dicendo.

     Ma veniamo ora alla forma provocatoria del titolo di questo brano. Per scrivere una qualsiasi storia occorre che vi siano validi elementi rappresentati da personaggi, eventi, monumenti, testi storici, e opere di vario genere. E qui viene il bello. Se usiamo questi parametri, allora dobbiamo desumere, per forza di cosa, che il paese di cui parliamo è un paese che non esiste. Verbicaro non ha al suo attivo un personaggio storico degno di nota, un monumento che tale possa definirsi, una storia degna di tal nome, una tradizione artistica o artigianale che abbia lasciato il segno. Allora questo è davvero "il paese che non c'è"? Aspettate ancora un attimo, prima di dare una vostra risposta.

    Dopo questo sparlare che qualcuno potrebbe definire un oltraggio alla terra che ci ha dato i natali, ecco che un bel quesito mi solletica la mente: come giustificare l'orgoglio che ci riempie l'animo quando ci definiamo verbicaresi? Questo rappresenta per chi dall'esterno fa un'analisi delle vicende di questa terra, un enigma di difficile soluzione. Come può un popolo essere orgoglioso d'essere, apparentemente, poco più che niente?  L'unica risposta sarà forse da ricercare in qualche remota traccia del nostro Dna.

   Voglio ora evidenziare un altro elemento di contrasto su cui riflettere. Soffermatevi ad osservare e a riflettere sulle caratteristiche di questi luoghi, del borgo antico in particolare, con casette piccole, semplici ed essenziali, e poi contrapponetevi la bellezza dei luoghi di culto (gli unici veri monumenti degni di nota), belli, in alcuni casi anche maestosi, quasi a voler sottolineare come il verbicarese antico e, speriamo,  forse anche quello moderno, umile e semplice per quel che riguardava la propria vita privata, donava il meglio di sé stesso quando si dedicava al sacro, al sovrannaturale, a Dio. Probabilmente è qui la risposta a questo quadro polemico, che non certo involontariamente si è voluto creare. Il verbicarese umile e riservato per se, ma aperto, ospitale, pronto a dare il meglio per Dio e per gli altri. E' questa la chiave di spiegazione dell'orgoglio verbicarese, che fa di noi un popolo, senza preoccuparci del fatto che il nostro è un paese senza storia, perché la storia che più ci deve stare a cuore è quella stampata nel nostro codice genetico, che fa di tutti noi dei "verbicaresi", un popolo ricco d'animo e aperto al mondo. Verbicaresi orgogliosi di essere nati e di essere legati per sempre al "paese che non c'è".