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L'antico mestiere dei contadini verbicaresi.

Il vino simbolo (forse non più) di questo lembo di terra calabrese.

Verbicaro: vino, amore e... nostalgia

Da sempre e ovunque allorché si parla di Verbicaro si pensa al buon vino. La conformazione del territorio, il microclima particolare, la classica forma di allevamento ad “alberello”, hanno contribuito a rendere famoso nel mondo questo delizioso prodotto della terra verbicarese. Già i Romani, nel periodo d’oro dell’impero, facevano in questi luoghi cospicue scorte di questo prezioso nettare.

Nel corso dei secoli, la civiltà contadina ha conservato l’arte della coltivazione della vite e della trasformazione dell’uva secondo metodi tradizionali che vedono la loro origine coincidere con l’inizio della storia di questo popolo.

Una buona parte dei figli di questa terra ha ancora nella memoria i ritmi della vendemmia di un tempo. L’uva raccolta nei vigneti veniva trasportata per mezzo di asini e muli nei “parmienti” dove, all’interno di ballatoi, avveniva la spremitura dei grappoli, effettuata a piedi nudi con una tecnica che ricordava una sorta di balletto. Il mosto veniva raccolto in vasche poste al di sotto dei ballatoi, mentre il succo residuo nelle vinacce veniva estratto con l’ausilio di torchi muniti di una grossa vite di legno. Tutto il paese era invaso dall’odore dolciastro del mosto e i ragazzi correvano festosi per osservare i lavori e magari fare qualche assaggio di uva o mosto.

Il mosto estratto veniva poi trasportato all’interno di otri, ricavati da pelli di capra, e depositato nelle botti di legno dove avveniva la fermentazione. L’attesa durava fino all’8 dicembre, giorno in cui, tradizionalmente, si assaggiava il nuovo vino.

Oggi il ricordo di questi eventi si va pian piano affievolendo. Con l’avvento delle moderne macchine si sono modificate radicalmente le tradizionali tecniche di vendemmia, e quest’ultima, per vari punti di vista, ha perso il suo fascino.

Ma non è solo la modernizzazione a rappresentare il pericolo maggiore per l’industria vitivinicola verbicarese, quanto il continuo e inesorabile abbandono della coltivazione dei vigneti e il rischio stesso che di tutto ciò di cui abbiamo parlato, non resti che un vago ricordo che, come per le cose positive di questa terra, si vada pian piano spegnendo, lasciando il posto a un’amarezza nostalgica per un mondo che non tornerà più.